Documenti di posizione

Il positivismo contro la nostalgia populista

Le forze populiste in Europa amano dipingere un quadro cupo del nostro presente: sovraccarico dovuto all’immigrazione, declino dei valori sociali, stallo economico, perdita di identità. Le soluzioni che propongono sono per lo più semplici, retrograde e storicamente ingenue: un ritorno ai presunti “bei vecchi tempi”.

Questo documento presenta una controargomentazione basata sui fatti. Dimostra che l’Europa – nonostante tutte le sfide attuali – oggi sta meglio rispetto a 80 anni fa in quasi tutti gli ambiti fondamentali della vita: aspettativa di vita, istruzione, salute, mortalità infantile, benessere, Stato di diritto, libertà individuali, parità di genere – tutto questo è migliorato notevolmente. Mai come ora l’accesso alla conoscenza, alla tecnologia e alla mobilità è stato così ampio, e mai l’Europa è stata così pacifica e collaborativa per un periodo così lungo come nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale.

Allo stesso tempo, il documento non nasconde che questi risultati non sono scontati. La guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, la scarsa coesione sociale in alcune parti della società, i problemi di integrazione e la crescente insicurezza nella vita di tutti i giorni dimostrano che: le società aperte devono sapersi difendere, sia dall’esterno che dall’interno. Il progresso ha bisogno di ordine, la coesione ha bisogno di regole, l’integrazione ha bisogno di una guida. Chi non lo riconosce mette a rischio la fiducia nella democrazia, nello Stato sociale e nella convivenza.

FOKUS rappresenta quindi una visione realistica del progresso: non difendiamo lo status quo, ma ne chiediamo l’evoluzione – con aspettative chiare sull’integrazione, con investimenti decisi nell’istruzione e nella sicurezza, con una cultura politica che identifichi i problemi senza però strumentalizzarli. Per noi l’ottimismo non è solo un modo di dire, ma la volontà di risolvere i problemi – basandosi sui fatti, guardando al futuro e pronti ad agire.

Proprio perché le sfide del nostro tempo sono reali, servono partiti che non si perdano in fantasie apocalittiche, ma che vedano l’Europa come uno spazio da plasmare.

Questo documento è un appello a riporre maggiore fiducia nel futuro, a una politica orientata alle soluzioni – e a un’Europa che creda nelle proprie capacità.

Fatti invece che paura. Realismo invece che romanticismo. Progresso invece che regresso.

FOCUS.

Un’alternativa credibile invece della nostalgia populista.

Introduzione

Dalla fine della Seconda guerra mondiale nel 1945, l’Europa ha vissuto profondi cambiamenti tecnologici e sociali – per lo più in meglio. Eppure, i populisti dipingono spesso un quadro cupo e glorificano i “bei vecchi tempi” per alimentare il pessimismo. Uno sguardo realistico ai fatti mostra invece che oggi, sotto molti aspetti, le persone in Europa stanno molto meglio rispetto a 80 anni fa. Dal periodo di pace più lungo della storia europea, passando per un’enorme ripresa economica, fino al miglioramento del tenore di vita, della salute e dei diritti sociali, ci sono tantissimi motivi per essere ottimisti.

Questo documento vuole essere un contrappeso alla narrativa culturalmente pessimista di molti populisti – non edulcorando la realtà, ma facendo un bilancio basato sui fatti. L’Europa è migliore della sua reputazione – in quasi tutti gli ambiti della vita. Ma sappiamo anche che chi ignora le preoccupazioni legittime lascia il campo libero alle persone sbagliate. Ecco perché parliamo anche di sicurezza, integrazione e dei limiti della nostra capacità di sopportazione.

L’ottimismo non significa negare la realtà, ma avere fiducia nella propria capacità di trovare soluzioni e di plasmare il futuro.

Pace e stabilità in Europa

Dopo le devastanti guerre mondiali, l’Europa ha dato il via a un periodo di pace senza precedenti. L’Europa occidentale e quella centrale non si sono più fatte la guerra dal 1945. Questa era di pace viene spesso definita «Pax Europaea» ed è strettamente legata all’unificazione europea: la fondazione della Comunità Europea, da cui è nata l’UE, e della NATO ha reso praticamente impossibili le guerre tra gli Stati membri. Anche la fine della Guerra Fredda si è svolta in Europa in modo prevalentemente pacifico: molti Stati dell’Europa centrale e orientale, un tempo dittatoriali, sono riusciti a trasformarsi democraticamente negli anni ’90 senza precipitare in nuovi conflitti armati. Per il suo ruolo come progetto di pace, l’Unione Europea ha giustamente ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 2012.

Gli effetti di questa pace duratura sono estremamente positivi. Una generazione dopo l’altra ha potuto crescere in Europa senza dover prestare servizio militare, subire bombardamenti o essere costretta all’esilio – una situazione che nei secoli passati sarebbe stata inimmaginabile. Stabilità e sicurezza sono le basi del benessere e della libertà di scegliere il proprio percorso di vita. Laddove 80 anni fa gran parte del continente giaceva in rovina, oggi i paesi europei collaborano a stretto contatto. Le controversie si risolvono al tavolo delle trattative, non più sui campi di battaglia. Questo risultato storico di pace e stabilità apre una prospettiva ottimistica per il futuro dell’Europa.

Ma, come scriveva già Schiller,«nemmeno il più pio può vivere in pace se ciò non piace al vicino malvagio». E così anche questo modello di pace europeo non è immune alle aggressioni esterne. La brutale guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina segna una cesura storica: dimostra che i regimi autoritari sono pronti a violare con la forza il diritto internazionale. E la fiducia sempre più screpolata negli Stati Uniti sotto Donald Trump, l’avanzata dei populisti di destra in Europa e i conseguenti problemi nel processo decisionale all’interno dell’UE (parola chiave: unanimità) non migliorano certo la situazione.

D’altra parte, le crisi possono anche far crescere, e gli europei stanno dimostrando proprio ora che, nonostante tutto, ne sono ancora capaci. La reazione europea alla situazione dimostra la sua forza: mai come ora c’è stata tanta unità sulle sanzioni, sugli aiuti militari e sul sostegno all’Ucraina. L’Europa si rende conto che la pace non è fatta solo di buona volontà, ma anche di deterrenza. Ecco perché molti paesi stanno tornando a investire in modo mirato nella difesa – non per aggressione, ma per proteggere valori come la libertà e la sicurezza. L’ottimismo sta proprio nel fatto che l’Europa non reagisce alle minacce con rassegnazione, ma con la capacità di agire. I tentativi di Putin di distruggere l’ordine europeo falliranno – perché l’Europa, unita, è più forte.

Rilancio economico e tenore di vita

Di pari passo con la pace, in Europa prese il via una ripresa economica senza precedenti. I decenni successivi al 1945 sono passati alla storia come «l’età d’oro della crescita»: il quarto di secolo dopo la guerra è considerato il periodo più straordinario di crescita economica e progresso sociale in Europa. Infatti, la produzione e i redditi sono aumentati tantissimo. Solo tra il 1950 e il 1980, la produttività del lavoro nell’Europa occidentale è quasi quadruplicata e il tenore di vita è salito alle stelle: il consumo pro capite è triplicato in questi tre decenni (in termini reali). Questo immenso aumento del benessere è proseguito, anche se a un ritmo un po’ più lento, fino ad oggi. Gli europei dispongono in media di un reddito reale molte volte superiore a quello di 80 anni fa, il che si riflette in un maggiore benessere.

Le condizioni di vita materiali sono migliorate notevolmente. Mentre alla fine degli anni ’40 molte famiglie soffrivano per le privazioni – con il razionamento dei generi alimentari e la carenza di beni – oggi la fame e la povertà estrema in Europa sono praticamente scomparse. La percentuale di persone denutrite in Europa è inferiore al 2,5 % (FAO, 2019), praticamente al limite di rilevabilità. Negli anni del dopoguerra, alcune zone d’Europa soffrivano ancora di vere e proprie carestie, mentre oggi prevalgono l’abbondanza e la varietà alimentare. Anche l’arredamento delle case e la mobilità mostrano chiaramente i progressi: negli anni ’50 solo poche famiglie europee possedevano un’auto, un telefono, un frigorifero o una lavatrice. Ad esempio, nel 1956 nel Regno Unito solo il 22 % delle famiglie aveva un’auto, mentre oggi la percentuale è di circa il 75 % (tre famiglie su quattro). Tendenze simili si sono registrate in tutta Europa: dall’auto di proprietà agli elettrodomestici moderni fino alla connessione a Internet, cose che un tempo erano un lusso sono diventate oggi una normalità.

Questo balzo in avanti in termini di benessere è stato favorito dai mercati aperti e dall’integrazione europea. Il mercato unico dell’UE facilita il commercio, crea posti di lavoro e aumenta la varietà dei prodotti a disposizione dei consumatori. Oggi gli europei godono di un elevato tenore di vita: accesso scontato all’elettricità, al riscaldamento, all’acqua corrente, a infrastrutture moderne, a dispositivi elettronici e a una grande varietà di beni di consumo che negli anni ’40 si potevano solo sognare.

Anche il benessere in termini di tempo è aumentato: le persone devono dedicare meno tempo del proprio vita al lavoro per potersi permettere un buon tenore di vita. Dal 1950 ad oggi, l’orario di lavoro medio annuo per lavoratore nell’Europa occidentale si è ridotto di diverse centinaia di ore, consentendo così più tempo libero e relax. In sintesi: oggi gli europei sono in media più ricchi e hanno più tempo libero rispetto a qualsiasi generazione precedente.

Salute e aspettativa di vita

Il progresso è particolarmente evidente nel campo della salute. Grazie a cure mediche migliori, a una maggiore igiene, a un’alimentazione più sana e a un tenore di vita più agiato, l’aspettativa di vita è aumentata in modo incredibile. In Europa, l’aspettativa di vita media è aumentata di circa 15–18 anni dal 1950: da circa 62 anni di allora a ben 79 anni oggi. In concreto, tra il 1950 e il 2024 l’aspettativa di vita media in Europa è passata da circa 62 a 79,3 anni. Un bambino nato oggi può quindi aspettarsi di vivere molti anni in più rispetto a un bambino nato 80 anni fa.

Dietro questa cifra astratta si nascondono enormi progressi: oggi quasi tutti i neonati e i bambini piccoli sopravvivono ai primi anni di vita, che un tempo erano pieni di pericoli, mentre prima la mortalità infantile era una triste realtà quotidiana. A livello mondiale, la percentuale di bambini che muoiono prima di compiere 15 anni è scesa dal 25% circa del 1950 a una frazione minima al giorno d’oggi – in Europa la mortalità infantile oggi è di soli 3–4 casi ogni 1.000 nascite, mentre a metà del XX secolo era ancora a due cifre. Malattie che un tempo mietevano milioni di vittime sono ora sotto controllo o sono state debellate: il vaiolo è stato eliminato in tutto il mondo, la poliomielite è stata debellata in Europa, mentre il morbillo, il tetano, la difterite e molte altre infezioni sono state drasticamente ridotte grazie ai programmi di vaccinazione. Gli antibiotici, che durante la Seconda guerra mondiale erano solo agli albori, sono ormai ampiamente disponibili e curano malattie batteriche che un tempo erano mortali. Anche le malattie croniche e il cancro oggi vengono diagnosticati e curati meglio; le possibilità di sopravvivenza, ad esempio in caso di cancro, sono oggi nettamente più alte rispetto a qualche decennio fa.

Non solo si vive più a lungo, ma si vive anche in modo più sano: grazie al benessere e ai progressi della medicina, oggi gli europei hanno in media più anni di vita in buona salute. Il miglioramento delle condizioni di lavoro e della sicurezza sul lavoro ha fatto sì che le professioni siano meno pericolose per la vita o dannose per la salute rispetto al passato. E i sistemi sociali consolidati – come l’assicurazione sanitaria universale, la pensione e l’assistenza – attutiscono molte delle difficoltà della vita. 80 anni fa, una malattia o un’incapacità lavorativa potevano significare rapidamente la rovina; oggi una fitta rete sociale protegge la stragrande maggioranza delle persone dal peggio.

Progresso sociale e diritti

Oltre alla pace e al benessere, l’Europa ha vissuto anche un progresso democratico e sociale che fa ben sperare. 80 anni fa, molti europei vivevano sotto dittature o regimi totalitari – dopo il 1945, inizialmente ancora in Spagna, Portogallo e Grecia, e fino al 1990 in tutta l’Europa dell’Est. Oggi, invece, quasi tutti gli Stati europei sono democrazie in cui i cittadini possono scegliere liberamente il proprio governo ed esprimere la propria opinione. La libertà di espressione e di stampa, lo Stato di diritto e i diritti umani sono ormai valori saldamente radicati. La Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1950 e istituzioni come la Corte europea dei diritti dell’uomo offrono a ogni cittadino una tutela giuridica che 80 anni fa non esisteva in questa forma. Le minoranze e chi fa opposizione non devono più temere per la propria vita quando esprimono critiche: una differenza enorme rispetto alla prima metà del XX secolo.

Anche nella vita quotidiana della società sono cambiate molte cose: oggi la discriminazione viene combattuta attivamente. Le donne, che negli anni ’40 in molti posti erano ancora svantaggiate dal punto di vista legale (ad esempio, accesso limitato a certe professioni, dipendenza economica dal marito, matrimonio posticipato a scapito della formazione), ora hanno pari opportunità di legge e una partecipazione sempre maggiore in tutti gli ambiti della vita. La loro presenza in politica, nel mondo accademico e nelle posizioni dirigenziali è in continuo aumento. Sempre più donne hanno una laurea e fanno carriera: in tutta Europa, la partecipazione delle donne al mondo del lavoro è aumentata notevolmente nel corso del XX secolo[10]. Negli anni ’50 le donne sposate venivano spesso escluse dal mondo del lavoro; oggi è normale che le donne lavorino e siano economicamente indipendenti. I modelli di ruolo sociali sono diventati molto più aperti.

Anche altri gruppi un tempo emarginati godono oggi di maggiore parità di diritti: le minoranze etniche o religiose, le persone con disabilità o la comunità LGBTQ godono di tutela legale contro la discriminazione e hanno acquisito maggiore visibilità. Ad esempio, 80 anni fa l’omosessualità era un reato in molti paesi europei – ora è legalizzata quasi ovunque ed è sempre più accettata; in molti paesi europei le coppie dello stesso sesso possono sposarsi e mettere su famiglia, cosa che all’epoca sembrava impensabile. Nel complesso, la società europea è diventata più pluralista, tollerante e liberale.

Principio del merito ed equità nello Stato sociale

Molte persone hanno la sensazione che lo Stato sociale stia raggiungendo i propri limiti – non perché faccia troppo, ma perché non distingue più tra chi ha diritto alle prestazioni e chi invece no. È proprio qui che sta il problema enorme, che i partiti tradizionali non affrontano abbastanza.

In linea di principio vale questo: la solidarietà funziona solo se si basa sulla reciprocità. Lo Stato sociale europeo non è una strada a senso unico, ma vive della fiducia che tutti contribuiscano secondo le proprie possibilità. Chi riceve prestazioni a lungo termine senza impegnarsi perde questa fiducia – e mette così a rischio il sistema. FOKUS sostiene uno Stato sociale con regole chiare: che aiuti, ma che esiga anche. Chi ha bisogno di aiuto deve riceverlo – chi ne abusa deve aspettarsi delle conseguenze.

L’istruzione come motore di ascesa sociale, ma anche come obbligo di integrazione

L’istruzione gioca un ruolo fondamentale quando si parla di solidarietà e integrazione. Certo, oggi quasi tutti i giovani europei hanno accesso all’istruzione scolastica, e la percentuale di persone con diploma di maturità o laurea non è mai stata così alta. Grazie ai media moderni, la conoscenza e le informazioni sono accessibili a ampi strati della popolazione, mentre decenni fa l’istruzione superiore era piuttosto riservata a un’élite.

Ma anche in questo caso abbiamo un po’ esagerato con la parità. Infatti, il forte aumento della percentuale di studenti con maturità e/o laurea non dipende tanto dal fatto che gli studenti di oggi siano molto più bravi. Ma piuttosto al fatto che la politica, con l’obiettivo di «uniformare i risultati», abbassa costantemente il livello richiesto per ottenere il diploma. Questo deve cambiare: anche qui il merito deve tornare a essere premiato.

Una buona istruzione è il miglior rimedio contro l’emarginazione, la radicalizzazione e la povertà. Ma funziona solo se le scuole non vengono sovraccaricate. Chi arriva in Europa da poco deve sostenere attivamente i propri figli nell’apprendimento: la lingua, il rendimento scolastico e il rispetto per gli insegnanti non sono negoziabili. Inoltre, abbiamo bisogno di classi di integrazione mirate, test linguistici obbligatori e un rafforzamento della professione di insegnante, affinché l’istruzione non diventi un’illusione, ma rimanga un percorso di crescita.

Una posizione chiara contro l’estremismo – in ogni sua forma

Molte persone si sentono minacciate da entrambe le estremità: dall’estremismo e dal populismo di destra, così come da un idealismo di sinistra moralmente esagerato e lontano dalla realtà. A questo si aggiunge il fatto che i partiti tradizionali del centro politico stanno scivolando sempre più verso il neoliberismo, il populismo e l’idealismo di sinistra. Ecco perché abbiamo bisogno di un nuovo centro politico ed ecco perché c’è FOKUS.

Noi pensiamo che la democrazia non sia scontata: va difesa. Contro l’incitamento all’odio di destra, contro la minimizzazione di sinistra, contro il fanatismo religioso e contro ogni forma di violenza. Prendiamo una posizione netta contro l’estremismo, ma anche a favore di un tono che non moralizzi, bensì argomenti. Abbiamo bisogno di un nuovo senso di autostima democratica: una società che non si lasci né intimidire né dividere.

Il progresso sociale significa anche alloggi a prezzi accessibili

Affitti alle stelle, quartieri sovraffollati e segregazione sono preoccupazioni concrete della vita quotidiana di molte persone – e mettono in luce il fallimento delle misure di integrazione.

Lo spazio abitativo è molto più che metri quadrati: è un pezzo di dignità, partecipazione e sicurezza. Eppure, in molti posti stanno nascendo quartieri a rischio, dove si concentrano povertà, isolamento culturale e criminalità. FOKUS vuole dare una scossa all’integrazione urbana, non cementarla: attraverso iniziative di edilizia residenziale, criteri di assegnazione intelligenti e investimenti in quartieri con un futuro. Perché chi vuole l’integrazione deve prendere sul serio anche la pianificazione urbana.

Il progresso sociale ha bisogno di regole chiare e di integrazione

L’apertura sociale e l’inclusione sono valori di cui l’Europa può andare fiera. Ma chi vuole preservarli non deve nascondere i presupposti necessari: l’integrazione funziona solo se si basa sulla reciprocità, cioè su diritti e doveri. In molte città europee oggi si registrano tensioni sociali, perché le decisioni politiche degli ultimi decenni sono state spesso troppo timide di fronte ai conflitti. Per troppo tempo si è cercato di accontentare tutti – anche chi non vuole né integrarsi né dare un contributo alla società. Questo ha favorito la nascita di strutture parallele, l’abuso del welfare e, in alcune regioni, un aumento tangibile della criminalità.

Ma questi problemi si possono risolvere – se li affronti. L’integrazione ha bisogno di una guida, di regole chiare e di coerenza. Chi vuole vivere qui a lungo termine deve imparare la nostra lingua, rispettare i nostri valori e impegnarsi attivamente. Chi si rifiuta di farlo o addirittura combatte il nostro ordine deve aspettarsi delle sanzioni – che siano di natura giuridica, sociale o relative alla politica migratoria. L’apertura dell’Europa non è un negozio self-service, ma si basa su principi comuni.

FOKUS punta su una svolta nella politica migratoria che abbia il giusto equilibrio: umanitaria verso chi ha bisogno di protezione, ma risoluta nei confronti di chi ne approfitta. E su uno Stato che non diventi più debole, ma più forte – anche al suo interno. Perché la sicurezza interna è un presupposto fondamentale per la libertà, la fiducia e la coesione sociale.

L’apertura ha bisogno di ordine. La disponibilità ad aiutare ha bisogno di limiti. La libertà ha bisogno di sicurezza.

Nonostante tutti i problemi, tutti questi punti offrono validi motivi di ottimismo. Dimostrano che l’Europa ha imparato dagli errori del passato e lavora costantemente per una convivenza più umana e inclusiva.

Rivoluzione tecnologica e semplificazioni nella vita di tutti i giorni

Gli ultimi 80 anni hanno portato innovazioni tecnologiche che hanno cambiato radicalmente la vita di tutti i giorni – a vantaggio della maggior parte delle persone. La tecnologia che nel 1945 era ancora fantascienza è oggi realtà: computer, Internet, telefoni cellulari, navigazione satellitare, medicina moderna e tecnologia dei trasporti hanno creato un livello di comfort e di possibilità che le generazioni precedenti potevano solo sognare.

Un esempio lampante è la comunicazione: 80 anni fa una lettera impiegava giorni ad arrivare, le telefonate internazionali erano costose – oggi comunichiamo con il mondo in tempo reale tramite smartphone. Le conoscenze che un tempo erano accessibili solo nelle biblioteche sono ora disponibili in formato digitale per tutti. Questa interconnessione globale crea trasparenza, facilita l’istruzione e rafforza la partecipazione democratica.

Anche la mobilità ha fatto passi da gigante. Viaggiare in tutta Europa in poche ore: quello che prima richiedeva giorni, oggi è all’ordine del giorno. Grazie alle frontiere aperte e alle moderne infrastrutture di trasporto, spostarsi è più facile che mai.

Le tecnologie domestiche come la lavatrice, la lavastoviglie o il riscaldamento centralizzato hanno sostituito i lavori fisici pesanti e hanno semplificato notevolmente la vita di tutti i giorni. Quello che un tempo significava ore e ore di faccende domestiche, oggi lo fanno le macchine: un progresso che ha migliorato la qualità della vita e la parità di genere.

Non da ultimo, l’Europa ha ottenuto grandi successi nei settori della scienza e della ricerca. I ricercatori e gli ingegneri europei hanno contribuito all’esplorazione dello spazio (dallo Sputnik e dallo sbarco sulla Luna fino al contributo europeo alla Stazione Spaziale Internazionale), hanno contribuito a fondare Internet (il World Wide Web è stato inventato nel 1989 al CERN in Svizzera), e hanno vinto numerosi premi Nobel per la medicina, la fisica o la chimica. Il progresso tecnologico stimola la crescita economica e la produttività e offre anche soluzioni ai problemi attuali – dalle energie rinnovabili alla digitalizzazione dei servizi. Questa incessante attività innovativa fa ben sperare che l’Europa possa affrontare con successo anche le sfide future.

Ambiente e sostenibilità

Una preoccupazione che si sente spesso riguarda l’ambiente: in questo campo ci sono senza dubbio grandi sfide, come il cambiamento climatico. Tuttavia, negli ultimi decenni si sono registrati in Europa anche in questo ambito dei trend positivi che danno speranza. La consapevolezza e la tutela ambientale sono cresciute tantissimo dagli anni ’70. L’UE e i suoi Stati membri hanno introdotto norme ambientali severe che limitano gli effetti più gravi dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua. La qualità dell’aria in Europa è migliorata notevolmente dagli anni ’70, grazie alle leggi che hanno regolamentato le emissioni inquinanti prodotte dal traffico, dall’industria e dalla produzione di energia. Un esempio lampante è il calo dell’inquinamento da smog nelle città: episodi come il «Great Smog» di Londra del 1952, che costò la vita a migliaia di persone, appartengono ormai al passato. Le emissioni di sostanze inquinanti come il biossido di zolfo (SO₂) o la fuliggine sono state ridotte in modo massiccio: l’Europa ha diminuito le emissioni dei classici inquinanti atmosferici, in alcuni casi del 70-90 % rispetto al loro picco massimo, con il risultato di aria più pulita e meno piogge acide. I fiumi che intorno al 1950 erano biologicamente «morti» (come la Ruhr o il Tamigi, fortemente inquinati) oggi, grazie alle misure di tutela ambientale, sono di nuovo così puliti che i pesci sono tornati a popolarli. Questi miglioramenti dimostrano che un’azione decisa a tutela dell’ambiente porta i suoi frutti.

Anche in materia di protezione del clima l’Europa è all’avanguardia. Mentre le emissioni di CO₂ continuano ad aumentare a livello mondiale, l’UE è riuscita a ridurre notevolmente le proprie emissioni di gas serra, nonostante la crescita economica. Tra il 1990 e il 2022, l’UE a 27 ha ridotto le proprie emissioni nette di circa il 31 %, mentre nel stesso periodo il prodotto interno lordo è cresciuto in modo significativo. Questo effetto di «disaccoppiamento» – crescita economica accompagnata da una riduzione delle emissioni – fa sperare che benessere e protezione del clima possano andare di pari passo. L’Europa sta investendo massicciamente nelle energie rinnovabili: parchi eolici nel Mare del Nord, energia solare nell’Europa meridionale, energia idroelettrica nelle Alpi – la quota di energia verde nel mix energetico è in continuo aumento. Nel 2020, circa il 38 % dell’energia elettrica dell’UE proveniva già da fonti rinnovabili, con una tendenza al rialzo. Allo stesso tempo, la dipendenza dalle centrali a carbone altamente inquinanti sta diminuendo sempre di più, il che riduce ulteriormente le emissioni. Inoltre, le città europee puntano sempre di più sul trasporto pubblico locale, sulla mobilità elettrica e sul verde urbano per migliorare la qualità della vita e ridurre le emissioni.

Certo, c’è ancora molto da fare, ma i progressi fatti finora dimostrano che un cambiamento sostenibile è possibile. L’Europa ha obiettivi climatici vincolanti (almeno −55 % di emissioni entro il 2030, neutralità climatica entro il 2050) e sta mettendo la politica ambientale al centro dell’attenzione. 80 anni fa non esisteva alcuna tutela ambientale a livello internazionale; oggi, invece, tutti gli Stati europei collaborano per trovare accordi e soluzioni (dall’Accordo di Parigi sul clima alle direttive UE sulla protezione della natura). Questo impegno comune per un ambiente pulito e vivibile dimostra una visione lungimirante ed è un motivo in più per guardare al futuro con ottimismo.

Conclusione: c’è motivo di essere ottimisti

I populisti vivono di questo: individuano i problemi senza fornire soluzioni. Al contrario, diffondono pessimismo e ignorano tutti i progressi che non rientrano nella loro narrativa. Abbiamo dimostrato che l’Europa ha fatto enormi progressi negli ultimi decenni – e che ci sono buoni motivi per rimanere ottimisti. Ma non nascondiamo nemmeno dove ci sono i problemi. Perché il vero ottimismo richiede onestà: sull’immigrazione, sulla sicurezza, sulla coesione sociale. Solo se prendiamo sul serio questi temi, il progresso potrà proseguire sulla buona strada – e la democrazia resterà credibile.

Se confronti la situazione di oggi con quella di 80 anni fa, ti accorgerai chiaramente che il nostro presente supera i “bei vecchi tempi” praticamente sotto ogni aspetto. L’Europa si è trasformata da un continente devastato dalla guerra in un’area di pace, libertà e benessere. Gli europei vivono più a lungo, in modo più sano e, nella maggior parte dei casi, anche più al sicuro rispetto alla generazione dei loro bisnonni. Godono di un tenore di vita più elevato, di più diritti e libertà, di un’istruzione migliore e di opportunità più varie. Certo, anche oggi ci sono problemi e battute d’arresto – dalle crisi economiche alle guerre, fino al riscaldamento globale – ma la prospettiva storica ci insegna che l’umanità è in grado di superare grandi sfide. Se pensi alle due guerre mondiali, alle dittature e alle emergenze del XX secolo, le difficoltà di oggi sembrano risolvibili, soprattutto perché abbiamo a disposizione più conoscenze, tecnologia e cooperazione internazionale che mai.

I fatti ci invitano a rimanere ottimisti: l’Europa ha dimostrato negli ultimi decenni, e lo sta dimostrando ancora una volta, di poter cambiare in meglio. Questo cambiamento positivo offre una solida base su cui possiamo continuare a costruire. Ogni generazione in Europa ha vissuto in media meglio di quella precedente – e se faremo tesoro degli insegnamenti del passato, questa storia di successo continuerà anche in futuro.

Le sfide del XXI secolo di cui abbiamo parlato richiedono lungimiranza e innovazione. L’Europa non si trova alla fine, ma all’inizio di una nuova fase di trasformazione. Con le giuste politiche possiamo realizzare la transizione ecologica dell’economia, rafforzare ulteriormente l’istruzione e la ricerca, garantire sistemi sociali equi, costruire la sovranità tecnologica e provvedere alla nostra difesa. FOKUS incarna questa fiducia nella capacità di cambiare le cose e in un’Europa ottimista, che crede in se stessa e sa di potercela fare.

L’Europa del 2025 non sarà certo perfetta, ma sarà più libera, più sicura, più prospera e più vivibile che mai. È importante diffondere questa consapevolezza per contrastare la narrativa della paura dei populisti con una visione del futuro positiva e basata sui fatti. Perché c’è motivo di essere ottimisti: il passato ci ha dimostrato che possiamo riporre una fiducia di fondo nel progresso – per il bene delle generazioni attuali e future in Europa. Oggi, sotto molti aspetti, è il momento migliore per vivere in Europa – e insieme possiamo fare in modo che il futuro sia ancora migliore.

Il futuro nasce dalla fiducia

La storia dell’Europa non è una storia di stallo, ma di cambiamento: da continente in guerra a continente in pace, dalla privazione alla partecipazione, dalla sfiducia alla collaborazione. Il populismo si nutre di alienazione e dimenticanza. Noi contrapponiamo a tutto questo una visione del mondo positiva e basata sui fatti – una visione che non nega ciò che è stato, ma che non dimentica nemmeno ciò che è stato raggiunto.

FOCUS.

L’alternativa basata sui fatti al populismo.

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