Contesto e problematica
Il panorama digitale è sempre più caratterizzato da discorsi d’odio, disinformazione e attacchi di massa da parte di bot, che mettono a rischio il dibattito democratico. Insulti, minacce e la diffusione mirata di fake news sono all’ordine del giorno su piattaforme come Facebook, X, TikTok o YouTube. Molti di questi attacchi avvengono sotto la copertura di un presunto anonimato o vengono sferrati da account bot automatizzati.
Allo stesso tempo, ci sono delle sfide in materia di sicurezza dovute all’uso di comunicazioni criptate da parte di gruppi criminali e al forte aumento degli attacchi informatici.
La politica si trova di fronte al dilemma di dover, allo stesso tempo:
- tutelare la libertà di espressione,
- rafforzare la sicurezza digitale,
- e consentire l’adozione di misure contro la criminalità digitale che possano essere applicate nel rispetto dello Stato di diritto.
Da un lato, quindi, c’è la legittima esigenza di contrastare efficacemente i pericoli del mondo digitale. Dall’altro, però, bisogna continuare a tutelare la libertà di espressione, la privacy e l’apertura di Internet.
A tal proposito, FOKUS vorrebbe proporre le seguenti idee per alimentare la discussione.
Una procedura a livello europeo per la verifica dell’identità digitale
FOKUS propone l’introduzione di un sistema europeo di verifica digitale dell’identità e dell’età, basato sul prossimo standard eIDAS 2.0 e sul Digital Identity Wallet. Un sistema del genere permetterebbe agli utenti di confermare la propria identità e la propria età sui social network una sola volta e nel rispetto della privacy, senza che la piattaforma stessa abbia accesso ai dati sensibili dei documenti d’identità.
Come funziona:
- La verifica viene effettuata da un ente di fiducia certificato dallo Stato, che non raccoglie né memorizza dati che vadano oltre lo scopo della conferma dell’identità e che non offre alcuna possibilità di sorveglianza di massa.
- La piattaforma riceve solo una conferma dell’identità e dell’età, ma non il nome vero, il luogo di residenza o altri dati personali.
- Gli utenti possono continuare a utilizzare uno pseudonimo, ma la responsabilità per i contenuti rilevanti dal punto di vista penale rimane comunque garantita.
- In questo modo, la creazione di account bot e le registrazioni di massa senza identità reali diventano molto più difficili.
Perché è una buona idea:
- Contrastare l’incitamento all’odio
- Spesso, nello spazio digitale, la soglia di inibizione nei confronti degli insulti e dell’odio si abbassa a causa della percezione di anonimato. Un sistema verificato ma pseudonimo aumenta questa soglia di inibizione, poiché gli utenti sono consapevoli che, se superassero i limiti previsti dal diritto penale, la loro identità reale potrebbe essere identificata. Questo promuove una cultura della responsabilità digitale e contribuisce a migliorare il tono delle discussioni online, senza limitare la libertà di espressione.
- Fermare i bot e i profili falsi
- A causa dell’ostacolo tecnico rappresentato dalla verifica dell’identità, le reti di bot perdono la loro efficacia. Le piattaforme potrebbero dare maggiore visibilità in modo mirato ai contenuti verificati.
- Rispettare la privacy
- Questo sistema, a differenza dell’obbligo di caricare i documenti d’identità, garantisce la massima sicurezza possibile dei dati. Nessuna piattaforma memorizza alcun dato relativo all’identità, quindi un uso improprio è praticamente impossibile.
- Proteggere la libertà di espressione
- Lo pseudonimo rimane. Solo in caso di contenuti rilevanti dal punto di vista penale, le autorità investigative potrebbero richiedere l’identità reale all’ente di certificazione tramite un’ordinanza del giudice.
- Questi miglioramenti creano un ambiente online più affidabile e piacevole per tutti gli utenti, riportando l’attenzione dalle discussioni tossiche verso uno scambio costruttivo.
Quali sono le conseguenze che ne derivano:
FOKUS si impegna a livello nazionale ed europeo per l’introduzione di una certificazione obbligatoria per l’apertura di account sui social network tramite un ente di certificazione europeo.
- In questo modo il fornitore riceve un token di identificazione che conferma l’esistenza della persona e la sua età, senza però comunicargli né l’identità né altri dati dell’utente.
- L’assegnazione di questo token a una persona specifica può essere effettuata solo dall’ente di certificazione, che può procedere a tale assegnazione solo sulla base di un provvedimento giudiziario.
Oltre a permettere l’identificazione univoca degli utenti dei social network, uno standard a livello UE per la verifica dell’identità nel rispetto della privacy offre anche una procedura grazie alla quale anche altre piattaforme (come banche o amministrazioni pubbliche) possono utilizzare una soluzione per l’accertamento dell’identità – in tutta l’UE e per tutti i cittadini dell’Unione.
E la cosa più bella è che non si tratta di una visione del futuro solo teorica, ma della realtà. Tutte le specifiche per questo ente di certificazione sono già disponibili. Il sistema si chiama eIDAS ed esiste già dal 2016 in una prima fase di sviluppo (che però non basta per le applicazioni che proponiamo qui). Con eIDAS 2.0 e il Digital Identity Wallet, presumibilmente a partire dal 2027 sarà possibile attuare la verifica dell’identità digitale sui social network in modo volontario, con un uso limitato dei dati e in tutta sicurezza – senza l’obbligo di usare il proprio vero nome né rischi di sorveglianza.
Mentre il portafoglio eIDAS 2.0 permette una verifica volontaria e a basso impatto sui dati, FOKUS sostiene l’uso obbligatorio di questa tecnologia per l’apertura di nuovi account sui social network. Questo è necessario perché la volontarietà da sola non basterebbe a combattere efficacemente le reti di bot o ad aumentare in modo capillare la soglia di inibizione nei confronti dei discorsi d’odio. L’obbligo di collegare un’identità verificata alle nuove registrazioni crea il cambiamento strutturale necessario per un Internet più sicuro, mentre il mantenimento dello pseudonimo garantisce la libertà di espressione.
Con l’eIDAS-Wallet e le relative interfacce, nel prossimo futuro sarà quindi possibile effettuare le verifiche sui social media in modo sicuro, anonimo e nel rispetto della privacy. Questo porta vantaggi ai fornitori, che non dovranno sviluppare un proprio sistema di verifica, ma potranno avvalersi di un’infrastruttura certificata dallo Stato. Ma soprattutto, offre enormi vantaggi agli utenti, che non dovranno autenticarsi presso colossi tecnologici che raccolgono dati come META, Apple, Google o TikTok, ma potranno affidarsi a un’organizzazione certificata dallo Stato.
Accesso ai dati informatici nel rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali
Contesto generale e situazione attuale in materia di politica di sicurezza
L’UE sta attualmente pianificando ampie misure per consentire alle forze dell’ordine di avere un accesso più significativo e conforme alla legge ai dati digitali. Ciò rientra nell’ambito dell’iniziativa ProtectEU, che si inserisce nella strategia di sicurezza interna dell’UE. L’obiettivo è combattere in modo più efficace il terrorismo, la criminalità organizzata, le frodi online, la pedopornografia, i ransomware e minacce simili, poiché circa l’85 % di tutte le indagini odierne si basa su prove elettroniche ( home-affairs.ec.europa.eu ).
Elementi chiave della roadmap del 24 giugno 2025
- Conservazione e accesso ai dati: modernizzazione degli obblighi dell’UE in materia di conservazione dei dati e maggiore collaborazione con i provider
- Monitoraggio legittimo: migliorare la cooperazione transfrontaliera per l’intercettazione legittima dei dati tra autorità e fornitori di servizi
- Informatica forense e decrittografia: potenziamento delle capacità tecnico-giuridiche per l’analisi e la conservazione delle prove digitali memorizzate su dispositivi elettronici
- Standardizzazione e interoperabilità: standard tecnici a livello europeo con i partner del settore (utimaco.com)
- Strumenti investigativi transfrontalieri: oltre al regolamento sulle prove elettroniche, esiste già, con l’European Investigation Order (EIO), un meccanismo a livello UE che permette alle autorità di polizia di svolgere misure investigative autorizzate dal giudice – come ad esempio perquisizioni domiciliari, interrogatori o l’ordinanza di sequestro conservativo delle prove – a livello transfrontaliero e nel rispetto dello Stato di diritto.
L’approccio alla verifica dell’identità digitale proposto da FOKUS si inserisce perfettamente in questi sforzi dell’UE, offrendo un percorso conforme ai diritti fondamentali per garantire la responsabilità digitale e sostenendo così gli obiettivi della Roadmap senza mettere a rischio la libertà digitale.
Il conflitto tra sicurezza interna e protezione dei dati
La strategia dell’UE punta a garantire alle autorità un accesso più rapido ai dati digitali nell’ambito della lotta alla criminalità. I difensori della privacy, invece, mettono in guardia contro una sorveglianza di massa introdotta di nascosto e contro un indebolimento della sicurezza della crittografia.
L’integrazione del modello di verifica proposto sopra può aiutare a ridurre questa tensione. Infatti, una soluzione basata sull’eIDAS permette una verifica sicura dell’identità senza il trasferimento automatico di dati personali sensibili. L’accesso automatizzato su larga scala ai dati personali diventa così impossibile, mentre rimane garantita la possibilità di un accesso individuale previa decisione giudiziaria.
Un sistema del genere garantisce quindi che, in caso di accesso alle comunicazioni private digitali, venga preservato il controllo giudiziario, che tale accesso avvenga in modo trasparente e tracciabile e che alle persone interessate sia lasciata la possibilità di presentare ricorso.
FOKUS apprezza questi sforzi, perché vogliamo un’Europa digitale che abbia una spina dorsale e un Internet aperto, libero ed equo – che però non debba rimanere indifeso di fronte al disprezzo, all’odio e alla manipolazione organizzata. La tutela della democrazia e della dignità umana non si ferma ai confini digitali. Con un sistema di identificazione intelligente e che utilizza pochi dati, creiamo le basi per una responsabilità digitale senza rinunciare alla libertà che ha reso grande la rete.
La soluzione proposta da FOKUS offre un modo rispettoso della privacy per garantire la responsabilità in materia di identità, senza i rischi significativi legati ai diritti di accesso automatizzati e su larga scala.
Il nostro approccio:
- va ad aggiungersi agli sforzi in corso dell’UE in materia di sicurezza interna,
- rafforza l’applicazione della legge in ambito digitale,
- garantisce i diritti fondamentali in materia di crittografia,
- e garantisce che il controllo, la trasparenza e lo Stato di diritto siano sempre assicurati.
La crittografia non va sacrificata
Un altro tema centrale nel dibattito sulla sicurezza è l’accesso alle comunicazioni crittografate nei servizi di messaggistica come Signal, WhatsApp o Threema.
FOKUS mette decisamente in guardia da decisioni politiche affrettate: le “scappatoie” previste dalla legge minerebbero enormemente la fiducia e sarebbero inoltre controproducenti dal punto di vista della sicurezza.
Questo dipende semplicemente dal fatto che algoritmi di crittografia altamente complessi e praticamente impossibili da decifrare, come AES, RSA o ECC, e i protocolli di app di messaggistica come Signal sono documentati pubblicamente e disponibili gratuitamente. Anche gruppi con scarse competenze tecniche possono creare in qualsiasi momento i propri strumenti di crittografia (e lo fanno davvero: EncroChat, Sky ECC e Anom sono esempi di piattaforme di comunicazione crittografate utilizzate dalla criminalità organizzata che sono state compromesse tramite infiltrazioni).
Le “backdoor” imposte per legge nelle famose app di messaggistica non danneggerebbero granché i criminali, ma aggiungerebbero invece ai sistemi un punto debole che, prima o poi, potrebbe essere sfruttato da criminali o hacker per compromettere, ad esempio, le comunicazioni dei giornalisti.
FOKUS punta su una strategia di sicurezza, non su un’illusione di sicurezza. Per questo ci opponiamo con fermezza alle backdoor imposte per legge nei servizi di messaggistica. La protezione delle comunicazioni digitali è un presupposto fondamentale per la democrazia, la libertà di stampa e i diritti civili. La sicurezza non nasce dalla sorveglianza capillare, ma dall’informazione mirata, dalla competenza tecnica e dalla protezione delle nostre infrastrutture digitali.
Possibili difficoltà nell’implementazione e possibili soluzioni
L’introduzione di un sistema di verifica dell’identità digitale a livello UE, come eIDAS 2.0 e il Digital Identity Wallet, offre sì un potenziale enorme, ma comporta anche delle sfide che vanno affrontate:
- Coordinamento e armonizzazione tra gli Stati membri: anche se l’eIDAS offre un quadro di riferimento, bisogna garantire l’effettiva attuazione e l’interoperabilità dei portafogli di identità digitale nazionali nei vari Stati membri dell’UE. Questo richiede una stretta collaborazione e standard tecnici comuni per evitare una situazione frammentata.
- Accettazione da parte degli utenti e delle piattaforme: il successo del sistema dipende in gran parte dall’ampia accettazione da parte dei cittadini, dei principali social network e delle piattaforme online. Oltre a un intenso lavoro di sensibilizzazione sui vantaggi in termini di protezione dei dati, sicurezza e tutela della libertà di espressione, servono chiare linee guida legislative da parte dell’UE che rendano obbligatoria l’integrazione del sistema eIDAS per la verifica dell’identità. Inoltre, l’UE deve garantire chiarezza giuridica affinché le piattaforme siano esonerate dalla responsabilità per la verifica dell’identità qualora utilizzino il sistema certificato dallo Stato.
- Implementazione tecnica e scalabilità: la realizzazione e la gestione di un’infrastruttura in grado di elaborare miliardi di richieste di verifica in modo sicuro e rispettando i principi di minimizzazione dei dati comporta requisiti tecnici molto elevati. Bisogna garantire che i sistemi siano robusti, a prova di guasto e scalabili, per poter far fronte al carico di lavoro previsto.
- Protezione da abusi e discriminazioni: anche se il sistema è progettato per limitare la raccolta dei dati, bisogna mettere in atto meccanismi che impediscano un uso improprio della funzione di verifica o una discriminazione degli utenti senza identità digitale. Il carattere volontario dell’utilizzo e la tutela dello pseudonimo sono fondamentali in questo contesto, ma non devono compromettere la possibilità di attribuire la responsabilità per contenuti rilevanti dal punto di vista penale.
- Gestione degli account utente esistenti: una sfida fondamentale sarà la gestione degli account utente esistenti. Una procedura di verifica obbligatoria per le nuove registrazioni è un primo passo importante. Per gli account preesistenti, le piattaforme potrebbero offrire incentivi (ad esempio una maggiore visibilità dei contenuti verificati o l’accesso a funzioni speciali) oppure introdurre gradualmente la verifica per determinate azioni (come i post di massa o la creazione di gruppi), in modo da aumentare l’accettazione e facilitare la transizione.
Grazie a una pianificazione lungimirante, a una stretta collaborazione tra le istituzioni dell’UE, gli Stati membri e l’industria, nonché a una comunicazione trasparente con l’opinione pubblica, è possibile superare queste sfide per creare un Internet sicuro e libero per tutti.
Le nostre richieste politiche in sintesi
Per un Internet sicuro e responsabile
- Introduzione di un’interfaccia UE per la verifica digitale
- Obbligo di verifica dell’età e dell’identità senza trasmissione di dati personali alle piattaforme
Per un’azione penale efficace e nel rispetto dello Stato di diritto
- Collegamento con il quadro normativo UE esistente (E-Evidence, EIO, GDPR)
- Accesso ai dati solo con autorizzazione del giudice
- Niente conservazione di massa dei dati
Per la tutela dei diritti fondamentali nel mondo digitale
- Divieto di backdoor previste dalla legge nei servizi con crittografia end-to-end
- Promuovere una comunicazione sicura per tutti i cittadini
- Potenziare le capacità investigative tecniche (analisi forense, IA, analisi dei metadati) invece di ricorrere a interventi su vasta scala
Conclusione
Un’Europa forte e democratica ha bisogno di responsabilità nello spazio digitale, di limiti chiari all’odio e alla manipolazione e del coraggio tecnologico di proteggere la libertà attraverso la sicurezza – senza sostituirla con il controllo.
FOKUS punta a un Internet che garantisca la libertà di espressione, limiti l’odio, tuteli la privacy e assicuri la sicurezza.
FOCUS.
Pensare in modo digitale. Agire in modo equo. Proteggere la democrazia.



